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Escursione 08-12-2020
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Cima della Laghetta 4 Ottobre 2020
Ci ritroviamo domenica 4 Ottobre per la prima escursione d’Autunno, la prima di gruppo dopo la “pausa” estiva, dove comunque tanti di noi hanno scelto la montagna come meta delle ferie, frequentando Alpi o Dolomiti, mai come quest’anno così affollate.
Questa volta la scelta cade sulla Cima della Laghetta, un itinerario non tra i più battuti ma non per questo meno affascinante e panoramico.
Il nostro sentiero parte poco prima il centro abitato di Campotosto, in prossimità del cimitero e della Chiesa di Santa Maria Apparente, la strada sterrata segue il torrente, inizialmente con pendenza dolce ma che man mano diventa più accentuata, nonostante la temperatura “frizzantina” ci dobbiamo infatti alleggerire per evitare di sudare troppo e rischiare di sentire freddo più avanti.
Questo tratto di salita, con buona pendenza e terreno compatto, anche se un po’ faticoso è l’ideale per guadagnare quota, basta infatti voltarsi indietro per vedere tutto il lago di Campotosto sotto di noi.
ImageUsciti dal tratto di bosco proseguiamo lungo il costone della montagna attraversando anche piccoli corsi d’acqua. La cresta non si vede, totalmente avvolta dalle nubi
Incontriamo una coppia che sta tornando indietro, ci dicono che più su c’è tanto vento e nebbia e non vale la pena andare avanti.
In effetti con queste nuvole così basse anche la visibilità sta diminuendo, ma alla fonte Pane e Cacio (1976 mslm) riusciamo anche a vedere l’Adriatico sulla nostra destra.
Adesso dobbiamo salire sul pendio erboso, seguendo gli ometti di pietra che ci porteranno alla vetta, ma il vento, anche se non troppo freddo, è veramente forte, per questo ci teniamo leggermente più bassi della linea di cresta sperando in un minimo di protezione.

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Narcisi di Montagna "dialogo per un alpinismo della rinuncia”

Questa volta non conoscevamo questo testo, lo troviamo quasi per caso, in un cesto tra quelli usati e lo prendiamo incuriositi dal titolo e dal tema trattato.Scopriamo con piacere una lettura davvero interessante, dove l’Autore, attraverso la forma del dialogo, quindi con risposte più o meno argomentate e articolate, talvolta volutamente provocatorie, ci espone la sua visione dell’alpinismo, da come è nato a cosa è diventato, che cosa veramente spinge l’uomo a dirigersi verso le vette, a confrontarsi con se stesso, a fare i conti con la paura, con il rischio e con la morte.


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Il testo non affronta solamente temi prettamente alpinistici ma è un viaggio interiore all’interno dell’animo umano, con tutte le paure, i desideri, dalle più alte intenzioni e aspirazioni verso il Sacro alle più infime meschinità e alle più gretto materialismo che a volte nascondiamo anche a noi stessi.
Uno sguardo critico e disincantato verso una pratica ormai sempre più alla rincorsa della prestazione sportiva, dei record del tempo, del grado di difficoltà, tutti fattori misurabili e comparabili (quantità) che accrescono la popolarità di chi compie l’ascesa.
La critica è diretta al mondo della montagna in generale, da quello di punta, atleti agonisti che vivono per primeggiare nella loro specifica disciplina, nel mondo degli sponsor, della spettacolarizzazione e di tutti gli eccessi, a quello dei fantomatici “guru” che professano la ricerca di una presunta pace interiore che in realtà nasconde una fuga, non solo dalla frenesia e dal frastuono della metropoli ma in primis da se stessi.

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"Anche le montagne respirano, ma la nostra vita è troppo breve per potercene accorgere."

Detto Sioux

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Gruppo Escursionistico Orientamenti

pp. 22, € 4